Materiali Utilizzati 2020-10-13T12:53:21+00:00

Materiali Utilizzati

Offriamo solo prodotti di alta manifattura e design,
fatti solo con le migliori fibre naturali di origine vegetale.
Non utilizziamo fibre di origine animale né fibre sintetiche-derivate da prodotti petroliferi.

Materiali utilizzati

Adottando la struttura analitica del Life Cycle Assessment (“Analisi Ciclo di vita del prodotto”) aspiriamo a sviluppare un modello di business ed a creare prodotti che siano etici e sostenibili, rispettosi dell’ambiente e delle persone che lo abitano.

Le fibre naturali vegetali

Oggi rappresentano il 40% di quelle tessili utilizzate nel mondo, ma continuano a vincere quelle sintetiche e artificiali, con il loro ingombrante 60%.

Le fibre vegetali ottenute dai semi (il cotone), dagli steli (canapa e lino), dalle foglie (il sisal o il banano) o dalla corteccia (lolla di cocco) di alberi e piante, hanno tutte in comune un componente fondamentale, la cellulosa.

Perché possano essere considerati veramente naturali, però, è necessario che l’intera filiera rientri in parametri ecologici ed etici rispettosi dell’ambiente, del lavoro umano, del terreno e dei consumatori finali.

Cotone. Trasformato in cellulosa, è la fibra naturale più utilizzata al mondo, protagonista indiscusso dell’industria tessile mondiale. Le sue qualità sono tali – morbidezza, traspirabilità, resistenza, tra le altre – da farne la fibra naturale d’eccellenza per tutti i tipi di abbigliamento e i tessili per la casa. Il cotone biologico è eco-compatibile purché lavorato in maniera sostenibile, senza l’uso di additivi chimici e spreco di acqua, e senza ricorrere allo sfruttamento dei lavoratori.

Ricavate dalle fasce più esterne, disposte a cerchio all’interno della corteccia ed esternamente rispetto ai vasi legnosi, contengono una cellulosa poco lignificata e si ottengono macerando la parte legnosa.

Lino. Fibra vegetale nota per la sua forza, è stata una delle prime materie ad essere raccolta, filata e tessuta. Utilizzato anche per la fabbricazione di banconote e sigarette, il lino è impiegato anche nell’isolamento edilizio e come materiale geotessile per proteggere dall’erosione.

Canapa. La più venduta per la produzione di abbigliamento, cordami e carta. La canapa è estremamente resistente e per questo sempre più utilizzata per la produzione di materiali da costruzione e bioplastiche per l’industria automobilistica. Trattata come il cotone potrebbero viene sempre più usata anche per capi di abbigliamento di alta qualità. Deriva da una coltivazione dal bassissimo impatto ambientale non richiedendo pesticidi e additivi chimici.

Iuta. Ottenuta dalla lavorazione degli steli di piante del genere Corchorus capsularis e C. olitorius, la iuta è una fibra naturale molto resistente. Dopo il cotone, è quella più utilizzata. Usata soprattutto per confezionare sacchetti, fornisce sostentamento a milioni di piccoli agricoltori.

Ramia o ramié. Originario dell’Asia orientale, si ricava dalla corteccia della Boehmeria nivea, una pianta simile all’ortica proveniente dalla Cina, dove è conosciuta da millenni per la fabbricazione di spago, fili e un tessuto chiamato lino cinese. Il ramié è un filato bianco dall’aspetto setoso e molto resistente, il cui potere assorbente e la cui densità ricordano quelli del lino.

Sisal o fibra d’agave. Ricavata dall’agave sisalana, succulenta adattata ai climi caldi, che cresce anche in regioni aride, nota per la sua ruvidezza e rigidità. Il sisal è dunque inadatto alla fabbricazione di capi d’abbigliamento, ma sostituisce l’amianto e la fibra di vetro in un gran numero di materiali compositi e nell’edilizia, dove è usato come ignifugo e isolante. Viene usato anche nella produzione di tappeti.

Rafia. Fibra ricavata dalla palma omonima, la rafia è molto forte e resistente, tanto da essere utilizzata per corde e accessori come cinture, sedie e vasi. Per la sua elevata resistenza al fuoco è impiegata in edilizia come rivestimento ignifugo e isolante.

Fibra di banana. Già nel 13° secolo le bucce di banana venivano bollite e trattate per ricavarne una fibra morbidissima, molto ricercata e utilizzata in Giappone per produrre i tradizionali kimono. E sempre dalle bucce di banana viene ricavata, attraverso un processo industriale diverso, un tipo di carta.

Abaca. Estratta dalle foglie dell’abaca (Musa textilis), una varietà di banano originaria delle Filippine, può misurare fino a 3 metri di lunghezza. Molto resistente alla rottura, la fibra di abaca veniva usata per la produzione di corde per barche. Oggi è impiegata nelle bustine di tè, per fare il budelli artificiale degli insaccati, la carta delle banconote, la carta da sigarette e carta intestata di alta qualità, e si stanno cercando applicazioni nell’industria automobilistica.

Cocco. Fibra ligno-cellulosica, la fibra di cocco è ricavata dal materiale che circonda la noce di cocco. Si tratta di una fibra dura a causa del suo alto contenuto di lignina, un polimero naturale. Più resistente ma meno flessibile del cotone, è utilizzato per realizzare tappezzerie per mobili e materassi, spazzole, corde e corde. Queste fibre corte e grezze che circondano la noce di cocco sono utilizzate per produrre corde, materassi, spazzole, geotessili e seggiolini auto.

Le fibre naturali da conoscere

Per fare vestiti eco-friendly, la fibra di eucalipto è ricavata dalle foglie dell’albero di eucalipto.
Il bambù si sta rivelando una fonte inesauribile di materia prima per una vasta gamma di utilizzi. La fibra di bambù che se ne ricava è completamente atossica, antibatterica e biodegradabile.
Più conosciuto con il nome di ‘ibisco’, è sfruttato per molti usi oltre che per l’omonimo tessuto ricavato dalla fibra della pianta.
Ricavato dalle capsule che contengono i semi dell’albero del kapok originario dell’India, Giava, Africa e Sud America. Le capsule vengono aperte a mano e sgranate. La fibra è leggera, antiruggine e assorbente, utilizzata per imbottire giubbotti di salvataggio e cuscini, in Cina per fare vestiti, biancheria da letto, imballi, o mista a cotone per la produzione di fodere.
Dai rami dell’abete bianco si ricava invece il lenpur, autentica novità nel mondo dei tessuti vegetali, di cui si apprezza la particolare morbidezza e le capacità traspiranti e deodoranti della sua fibra.